La ISO/IEC 17025 è la norma internazionale che stabilisce i requisiti per la competenza dei laboratori di prova e taratura. Riguarda chi esegue analisi e misure di cui qualcun altro si fida: un laboratorio che analizza le acque, uno che misura le emissioni di un impianto, uno che tara gli strumenti con cui un'azienda controlla la propria produzione. La domanda a cui la norma risponde è una sola: posso credere al numero che esce da questo laboratorio? Per rispondere di sì serve dimostrare di essere competenti, e questo è esattamente ciò che la ISO/IEC 17025 chiede di provare.

Qui conviene fissare subito una parola, perché è quella giusta: un laboratorio non si certifica, si accredita. In Italia l'accreditamento lo rilascia Accredia, l'ente unico nazionale designato dallo Stato. La distinzione non è un cavillo da addetti ai lavori. La certificazione di un sistema di gestione attesta che un'organizzazione segue certe regole; l'accreditamento attesta che un laboratorio è tecnicamente competente a produrre risultati validi per prove e tarature ben definite. È la ragione per cui un rapporto accreditato pesa nei rapporti con i clienti, nei controlli ufficiali e nelle gare pubbliche, mentre un rapporto privo di accreditamento resta una dichiarazione che vale quanto la fiducia personale di chi la legge.

L'edizione in vigore è la ISO/IEC 17025:2017, che ha riorganizzato la norma attorno a requisiti per la struttura, le risorse, i processi e il sistema di gestione, dando più peso al ragionamento basato sul rischio e meno alle procedure compilate per dovere.

Cosa chiede davvero la norma

Il primo blocco riguarda l'imparzialità e la riservatezza. Il laboratorio deve essere libero da pressioni commerciali o gerarchiche che potrebbero piegare un risultato, e deve proteggere le informazioni dei clienti. In concreto vuol dire identificare i rischi per l'imparzialità (per esempio chi paga la prova che vorrebbe un certo esito) e tenerli sotto controllo. Poi vengono i requisiti per la struttura: chi fa cosa, chi ha l'autorità tecnica, come è organizzata la responsabilità delle attività.

Il cuore tecnico sta nelle risorse e nei processi. Sul fronte risorse la norma chiede personale competente, con qualifiche e addestramento documentati, e attrezzature adeguate, tarate e tenute sotto controllo. Qui entra un concetto decisivo, la riferibilità metrologica: ogni misura deve poter essere collegata, attraverso una catena ininterrotta di tarature, a un riferimento riconosciuto, di norma il Sistema Internazionale di unità. È come dire che il metro con cui misuri è a sua volta confrontato con un metro campione, e quello con uno superiore, finché non si arriva al riferimento ufficiale. Sul fronte processi la norma governa la scelta e la validazione dei metodi, il campionamento quando previsto, il calcolo dell'incertezza di misura e la refertazione, cioè come si scrive un rapporto di prova o un certificato di taratura che sia chiaro, tracciabile e onesto su quanto vale il dato. Sopra tutto questo resta il sistema di gestione, che tiene insieme documenti, audit interni, riesame e miglioramento.

Come ci si accredita, passo dopo passo

  1. Analisi dei requisiti: si confronta come lavora oggi il laboratorio con quanto chiede la norma, attività per attività, e si definisce con precisione lo scopo di accreditamento, cioè l'elenco delle prove o tarature per cui ci si vuole accreditare.
  2. Messa a punto tecnica: si sistemano i metodi (scelta e validazione), la gestione delle attrezzature e la riferibilità metrologica tramite tarature, e si imposta il calcolo dell'incertezza di misura per i risultati.
  3. Costruzione del sistema di gestione: si definiscono imparzialità, riservatezza, struttura organizzativa, controllo dei documenti e delle registrazioni, con le procedure che servono davvero e non una di più.
  4. Audit interno, partecipazione a prove valutative e riesame: un controllo in casa che anticipa quello esterno, la partecipazione a confronti interlaboratorio o prove valutative dove disponibili (un modo per verificare che i tuoi numeri siano in linea con quelli degli altri), e il riesame della direzione.
  5. Valutazione di Accredia: l'ente di accreditamento esamina la documentazione e conduce la visita in sede, dove un gruppo di valutazione, ispettori e esperti tecnici della specifica disciplina, osserva l'esecuzione delle prove e verifica competenza, strumenti e riferibilità sul campo.

Chiuse le eventuali non conformità, Accredia delibera l'accreditamento per lo scopo definito. Da lì in avanti il laboratorio è sottoposto a sorveglianze periodiche e a un riesame completo nel tempo: l'accreditamento si mantiene continuando a dimostrare competenza, non si conquista una volta sola.

Accreditato o no: perché è una differenza che si vede

Un laboratorio può applicare la ISO/IEC 17025 anche senza accreditamento, ma solo l'accreditamento di un ente riconosciuto come Accredia rende i risultati spendibili verso terzi. Negli accordi internazionali di mutuo riconoscimento, un rapporto accreditato in Italia è accettato all'estero senza dover rifare la prova. Per molti committenti, soprattutto nei controlli ufficiali e negli appalti, l'accreditamento non è un valore aggiunto opzionale: è il requisito senza il quale il dato non viene nemmeno considerato.

I vantaggi concreti, oltre al bollino

Il primo è di mercato: per un laboratorio l'accreditamento è spesso la condizione per accedere a clienti strutturati, bandi e controlli regolamentati. Ma la sostanza viene dal metodo. Calcolare l'incertezza, validare i metodi e tenere la riferibilità sotto controllo riduce il rischio di emettere un risultato sbagliato, che in un laboratorio non è un fastidio burocratico ma un errore che può arrivare in un alimento, in un'analisi ambientale o nella taratura di uno strumento di un cliente. È la differenza tra un laboratorio che spera che i numeri siano giusti e uno che sa di quanto possono sbagliare e lo dichiara.

Domande frequenti

Un laboratorio si certifica o si accredita? Si accredita. La certificazione riguarda i sistemi di gestione; per la competenza tecnica di un laboratorio il termine corretto, e il riconoscimento che conta, è l'accreditamento, in Italia rilasciato da Accredia.

Posso accreditarmi solo per alcune prove? Sì. L'accreditamento è rilasciato per uno scopo definito, l'elenco preciso delle prove o tarature per cui hai dimostrato competenza. Si può partire da un nucleo ed estenderlo nel tempo.

Devo per forza calcolare l'incertezza di misura? Per le tarature è la regola, e per le prove va stimata secondo i criteri applicabili al metodo: è uno dei punti che il gruppo di valutazione verifica con più attenzione.

Che differenza c'è con la ISO 9001? La ISO 9001 certifica un sistema di gestione per la qualità; la ISO/IEC 17025 attesta la competenza tecnica a produrre risultati validi. Avere un sistema qualità aiuta, ma non sostituisce la dimostrazione tecnica che la 17025 richiede.

Prima di avviare l'iter conviene capire a che punto sei davvero. La checklist di autovalutazione ISO/IEC 17025 qui sotto ripercorre i requisiti punto per punto, dall'imparzialità alla riferibilità metrologica fino alla refertazione: spunti ciò che hai già e vedi nero su bianco cosa manca prima di rivolgerti all'ente di accreditamento.