L'Ecolabel UE è il marchio ecologico ufficiale dell'Unione europea: quel piccolo fiore con le stelle che si vede su detersivi, carta, vernici o nelle strutture turistiche segnala che quel prodotto, o quel servizio, ha un impatto sull'ambiente più basso della media della sua categoria. È stato istituito dal Regolamento (CE) 66/2010 e si applica a un'ampia gamma di gruppi di prodotti e servizi, con un'esclusione netta: niente alimenti, niente bevande, niente farmaci e niente dispositivi medici.

La differenza con altre certificazioni va chiarita subito, perché genera confusione. L'Ecolabel UE non certifica l'organizzazione né il modo in cui gestisce l'ambiente: per quello esiste la ISO 14001. Certifica il prodotto. È come la differenza tra valutare la cucina di un ristorante e assaggiare il singolo piatto: qui si guarda il piatto. Il bollino vale per quella referenza, non per il marchio commerciale: un'azienda con un solo prodotto a marchio può averne altri dieci senza.

Cosa chiede davvero il marchio

Il cuore dell'Ecolabel UE sono i criteri ambientali. Per ogni gruppo di prodotto, la Commissione europea pubblica un set di criteri che fissano le soglie da rispettare: consumo di energia e acqua, sostanze chimiche ammesse o vietate, emissioni, durata, riciclabilità degli imballaggi, idoneità all'uso. I criteri sono pensati guardando l'intero ciclo di vita: estrazione delle materie prime, produzione, distribuzione, uso e fine vita. Non basta che il prodotto sia "verde" in una fase; deve esserlo nel bilancio complessivo.

La prima cosa da fare, e troppi la saltano, è individuare il gruppo di prodotto giusto e leggerne i criteri specifici. Se il prodotto non rientra in nessun gruppo già definito, il marchio per quella categoria semplicemente non esiste. Quando invece il gruppo c'è, i criteri sono il metro: ogni requisito va dimostrato con prove, calcoli o documentazione, non con dichiarazioni generiche.

Come si ottiene, passo dopo passo

  1. Individuazione del gruppo e dei criteri: si verifica a quale gruppo di prodotto appartiene il prodotto e si recuperano i criteri ambientali in vigore per quel gruppo, con i metodi di prova richiesti.
  2. Verifica di conformità e prove: si confronta il prodotto con ogni criterio. Dove servono, si eseguono prove di laboratorio (sui consumi, sulle sostanze, sulle prestazioni) e si raccolgono i dati dei fornitori sui materiali e le formulazioni.
  3. Documentazione tecnica: si costruisce il fascicolo che dimostra, criterio per criterio, il rispetto delle soglie: rapporti di prova, schede tecniche, dichiarazioni dei fornitori, calcoli.
  4. Domanda all'organismo competente: si presenta la domanda all'organismo competente del proprio Paese. In Italia è il Comitato Ecolabel-Ecaudit, con il supporto tecnico-istruttorio dell'ISPRA, che esamina il fascicolo e svolge le verifiche del caso, anche presso il sito.
  5. Concessione e uso del logo: superata la valutazione, l'organismo concede l'uso del marchio per quel prodotto. Da quel momento il fiore può comparire sul prodotto e sulla comunicazione, ma solo secondo le regole grafiche e d'uso previste.

Il marchio non è una conquista definitiva. I criteri di ogni gruppo vengono rivisti e aggiornati periodicamente, perché ciò che era ambizioso qualche anno fa diventa lo standard di mercato. Alla revisione dei criteri, chi vuole mantenere il marchio deve dimostrare la conformità alle nuove soglie. Vanno anche rispettati i controlli e gli impegni assunti con l'organismo per tutta la durata della concessione.

I vantaggi concreti, oltre al fiore

Il primo è di mercato: l'Ecolabel UE è un marchio riconosciuto e verificato da terzi, non un'autodichiarazione. In un momento in cui le affermazioni ambientali generiche sono guardate con sospetto, mostrare un marchio ufficiale dell'Unione europea distingue il prodotto da chi si limita a scrivere "eco" sulla confezione. È un argomento concreto negli acquisti verdi della pubblica amministrazione, dove un'etichetta ecologica di Tipo I è spesso un titolo premiante o una prova di conformità ai criteri ambientali minimi.

C'è poi un valore di sostanza: per rispettare i criteri si finisce per rivedere formulazioni, consumi e fornitori, e questo lavoro spesso riduce i costi oltre che l'impatto. È la differenza tra apporre un'etichetta e ripensare il prodotto.

Un prodotto certificato dentro un'azienda che si gestisce

L'Ecolabel UE certifica il prodotto, la ISO 14001 certifica il sistema di gestione ambientale dell'organizzazione: non si escludono, si sostengono. Chi ha già la ISO 14001 dispone di dati sui consumi, di controllo sui fornitori e di procedure che rendono molto più semplice raccogliere le evidenze richieste dai criteri Ecolabel. Lavorare sui due piani insieme, prodotto e organizzazione, evita di raccogliere gli stessi dati due volte.

Domande frequenti

È obbligatorio? No. L'Ecolabel UE è un marchio volontario: nessuna legge impone di averlo. Diventa di fatto importante quando lo richiede il mercato o quando premia in una gara d'appalto verde.

Vale per qualsiasi prodotto? No. Vale solo per i gruppi di prodotti e servizi per cui la Commissione ha definito i criteri, e comunque non per alimenti, bevande, farmaci e dispositivi medici.

A chi si presenta la domanda in Italia? All'organismo competente nazionale, il Comitato Ecolabel-Ecaudit, che si avvale del supporto tecnico dell'ISPRA per l'istruttoria e le verifiche.

Una volta ottenuto, resta per sempre? No. I criteri di ciascun gruppo vengono aggiornati periodicamente: alla revisione bisogna dimostrare la conformità alle nuove soglie per continuare a usare il marchio.

Prima di avviare la pratica conviene capire quanto manca davvero. La checklist di autovalutazione Ecolabel UE qui sotto ripercorre il percorso del marchio, dall'individuazione dei criteri alle prove fino alla domanda: spunti ciò che hai già pronto e vedi nero su bianco cosa ti serve prima di presentarti all'organismo competente.