I due organismi che per decenni hanno garantito che un certificato ISO rilasciato a Vicenza valesse anche a Singapore hanno chiuso i battenti. Dal 1° gennaio 2026 l'International Accreditation Forum (IAF) e ILAC, la cooperazione internazionale per l'accreditamento dei laboratori, hanno cessato di operare come enti separati: al loro posto è nata GLOBAC, la Global Accreditation Cooperation Incorporated.

Per chi vive di certificazioni — aziende certificate, consulenti, auditor, laboratori — la notizia suona istituzionale e lontana. Non lo è. Quei due acronimi sono l'ingranaggio invisibile che fa sì che un certificato accreditato in Italia non vada rifatto da capo quando si apre una gara o un contratto all'estero. Cambiarli tocca, prima o poi, ogni attestato in circolazione.

Vale la pena capire cosa è successo davvero, cosa cambia per un certificato già in mano e cosa va tenuto d'occhio nei prossimi mesi.

Chi erano IAF e ILAC, e perché si sono fusi?

Fino al 2025 il mondo dell'accreditamento viaggiava su due binari. L'IAF teneva l'accordo di mutuo riconoscimento per le certificazioni dei sistemi di gestione — ISO 9001, ISO 14001, ISO 45001, ISO/IEC 27001 — mentre ILAC faceva lo stesso per i laboratori di prova e taratura accreditati secondo la ISO/IEC 17025. Due strutture, due segreterie, due accordi paralleli.

Il mutuo riconoscimento è il patto per cui un risultato accreditato in un Paese viene accettato negli altri senza doverlo ripetere: è ciò che dà valore commerciale a un certificato fuori dai confini nazionali. Avere due organismi distinti che governavano lo stesso principio era una duplicazione che il settore si trascinava da anni. La fusione in GLOBAC unifica i due mondi sotto un'unica struttura e, soprattutto, un unico accordo di mutuo riconoscimento. Quell'accordo copre adesso entrambi gli ambiti — laboratori e sistemi di gestione — che prima viaggiavano su intese separate: un solo perimetro di riconoscimento, dalle prove di laboratorio agli audit di certificazione, con un'unica catena di fiducia dietro il timbro.

Cosa cambia per chi ha un certificato accreditato?

Nell'immediato, poco — ed è una buona notizia. I certificati emessi sotto accreditamento restano validi e il loro riconoscimento internazionale continua, ora coperto dall'unico accordo GLOBAC al posto dei due precedenti. Nessuno deve ricertificarsi per via della fusione.

Il cambiamento è nella struttura, non nel pezzo di carta. È come quando due sportelli separati di un ufficio vengono accorpati in un'unica reception: il servizio che ricevi è lo stesso, ma c'è una sola coda invece di due, con meno passaggi a monte. Per l'organizzazione certificata la quotidianità non cambia; cambia l'impianto che le sta dietro, e in direzione di una semplificazione.

L'effetto pratico più concreto riguarda chi cita il mutuo riconoscimento nei documenti: capitolati di gara, schede fornitore, materiali commerciali che richiamano "accordo IAF" o "MRA ILAC" andranno, col tempo, aggiornati al riferimento GLOBAC.

Il marchio cambia: la transizione fino al 2029

Il segno più visibile della fusione è il marchio. GLOBAC ha un proprio marchio di accreditamento che, in modo graduale, prenderà il posto di quelli storici di IAF e ILAC. La transizione non è immediata: i marchi precedenti restano validi durante il periodo di passaggio e saranno sostituiti completamente entro il 2029.

Tradotto per chi gestisce un sistema di gestione: il marchio stampato sul certificato e usato sui materiali aziendali verrà aggiornato dall'organismo di certificazione lungo il suo ciclo, senza interventi straordinari. Conviene però sapere che convivranno per qualche anno vecchio e nuovo segno, e che questo è normale, non un errore. Nel concreto, un certificato stampato oggi può recare ancora il vecchio marchio ed essere pienamente valido: sarà con ogni probabilità al rinnovo successivo che comparirà quello di GLOBAC.

Che ruolo resta all'Italia e ad Accredia?

A livello nazionale il punto di riferimento non cambia: Accredia resta l'ente unico di accreditamento in Italia, e i rapporti di chi è certificato o accreditato continuano a passare di lì. La fusione avviene al piano internazionale, sopra il livello nazionale.

C'è anche un risvolto poco notato: nella nuova governance siede un italiano, Emanuele Riva di Accredia, eletto alla vicepresidenza dell'organismo. Non è un dettaglio di colore — significa che il sistema-Italia ha voce nel disegno delle regole che governeranno il riconoscimento dei certificati nel prossimo decennio. La data, peraltro, è simbolica: il 9 giugno è la Giornata mondiale dell'accreditamento, l'occasione con cui ogni anno il settore prova a spiegare a chi sta fuori perché quei timbri contano.

Perché conta adesso

Per il lettore l'agenda è breve e senza urgenze drammatiche. Il certificato in mano resta valido, quindi nessuna corsa. Vale però la pena fare tre cose con calma: verificare al prossimo rinnovo che l'organismo abbia allineato il marchio, aggiornare nei capitolati e nei materiali i riferimenti al mutuo riconoscimento quando citano IAF o ILAC, e ricordare che entro il 2029 il marchio GLOBAC sarà l'unico. Più che una scadenza, è un cambio di nome di qualcosa che si dava per scontato — e che proprio per questo conviene non perdere di vista.